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Montone, bonificata l’area di Faldo dopo i casi di avvelenamento di animali

26/03/2026

Montone, bonificata l’area di Faldo dopo i casi di avvelenamento di animali

La zona di Faldo, nel territorio comunale di Montone, è tornata sicura e pienamente accessibile dopo i gravi episodi di avvelenamento che, nelle scorse settimane, avevano generato forte allarme tra i residenti. La riapertura dell’area arriva al termine di un intervento di bonifica eseguito dai Carabinieri Forestali del Nucleo di Umbertide con il supporto dell’Unità Cinofila Antiveleno, chiamata a verificare la presenza di ulteriori esche o sostanze tossiche disperse nell’ambiente.

La vicenda aveva scosso la comunità locale per la natura particolarmente grave dei fatti e per il coinvolgimento di animali domestici, in particolare cani e gatti, trovati morti in circostanze sospette. Da lì è partita una procedura rapida, scandita dagli accertamenti sanitari e dagli interventi di sicurezza, con l’obiettivo di chiarire le cause dei decessi e impedire che altri animali, o persone, potessero entrare in contatto con materiali pericolosi.

Le analisi hanno confermato l’uso di esche avvelenate

Come previsto nei casi di sospetto avvelenamento, le carcasse degli animali sono state inviate all’Istituto Zooprofilattico di Perugia per gli esami di laboratorio. Gli esiti hanno confermato i timori iniziali: la morte è stata provocata dall’ingestione di esche avvelenate contenenti una sostanza altamente tossica, vietata in Italia e in tutta l’Unione Europea dal 2003.

Si tratta di un elemento di particolare gravità, perché l’uso di sostanze di questo tipo espone a conseguenze rapidissime e devastanti. Il veleno, secondo quanto emerso, provoca sofferenze molto intense e conduce alla morte in tempi brevi, attraverso paralisi dei muscoli respiratori, soffocamento e convulsioni. Un quadro che conferma la pericolosità estrema del gesto e la necessità di intervenire con tempestività in tutte le fasi successive, dalla messa in sicurezza alle indagini.

Area segnalata e accessi controllati per evitare nuovi rischi

Una volta raccolti i primi riscontri, sono state attivate le procedure previste dalla normativa. Le morti sospette sono state denunciate alle autorità competenti e la Polizia Locale di Montone è intervenuta per delimitare e mettere in sicurezza la zona, installando apposita cartellonistica e limitando la presenza di animali domestici nell’area interessata. Un passaggio necessario, tanto sul piano preventivo quanto su quello informativo, per evitare ulteriori episodi mentre erano ancora in corso le verifiche.

In contesti di questo tipo, infatti, la tempestività non riguarda soltanto l’individuazione del responsabile, ma anche la capacità delle istituzioni di ridurre immediatamente il rischio. La presenza di bocconi o sostanze tossiche in uno spazio frequentato quotidianamente da residenti e animali da compagnia può trasformarsi in una minaccia concreta, difficile da percepire a occhio nudo e per questo ancora più insidiosa.

Bonifica completata grazie all’Unità Cinofila Antiveleno

Parallelamente agli accertamenti sanitari e alle misure di sicurezza, i Carabinieri Forestali del Nucleo di Umbertide hanno avviato le indagini per risalire all’autore del gesto e hanno attivato l’Unità Cinofila Antiveleno, reparto altamente specializzato nella ricerca e nella rimozione di esche tossiche. Il loro intervento si è rivelato decisivo per bonificare l’area e accertare l’assenza di ulteriori residui pericolosi.

Proprio grazie a questa operazione la zona di Faldo è stata restituita alla normale frequentazione, consentendo alla comunità di tornare a vivere lo spazio senza le restrizioni imposte nella fase più delicata. La bonifica rappresenta il punto di svolta operativo della vicenda, perché segna il passaggio dall’emergenza alla riapertura, pur in un quadro in cui l’attenzione investigativa resta alta.

Indagini aperte e sanzioni severe per il responsabile

L’Amministrazione comunale di Montone ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto in tempi rapidi e in modo coordinato, sottolineando l’importanza della collaborazione tra enti e forze coinvolte nella gestione dell’emergenza. La risposta istituzionale, in questo caso, ha cercato di tenere insieme tutela del territorio, sicurezza pubblica e protezione degli animali, temi che nei piccoli centri hanno spesso un impatto molto diretto sulla vita della comunità.

Le indagini restano in corso e chi ha disseminato le esche potrebbe andare incontro a conseguenze penali rilevanti. La normativa vigente prevede infatti fino a tre anni di reclusione e multe che possono arrivare a 45 mila euro. Sullo sfondo resta un dato evidente: episodi di questo tipo non colpiscono soltanto gli animali che ne diventano vittime, ma incrinano il senso di sicurezza di un intero territorio. Per questo l’accertamento delle responsabilità, accanto alla bonifica già eseguita, rappresenta il passaggio necessario per restituire piena fiducia alla comunità locale.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to