Perugia, “Voci in Rete” punta sul benessere dei giovani tra creatività, ascolto e partecipazione
30/03/2026
Mettere i giovani nelle condizioni di diventare protagonisti del proprio equilibrio emotivo, offrendo strumenti concreti, spazi di espressione e occasioni reali di partecipazione. È questa la direzione scelta dalla Provincia di Perugia con “Voci in Rete”, progetto presentato nella Sala Pagliacci dell’Ente e costruito attorno a un’idea molto precisa: il benessere psicologico non può essere trattato come una questione marginale, ma deve entrare stabilmente nelle priorità delle istituzioni e della comunità.
L’iniziativa nasce nell’ambito dell’avviso nazionale ProvinceXGiovani, promosso da UPI e finanziato dal Fondo Politiche Giovanili 2024-2026. La Provincia di Perugia è capofila di un partenariato ampio e multidisciplinare, nel quale operano soggetti del terzo settore con competenze educative, sociali e culturali differenti ma complementari. Attorno a questo nucleo si è sviluppata anche una rete di collaborazioni territoriali che coinvolge scuole, associazioni, enti locali e realtà del mondo cooperativo e sanitario.
Il progetto si rivolge direttamente a circa 350 giovani tra i 14 e i 35 anni e punta a raggiungere in modo indiretto oltre 5mila cittadini nell’arco di 18 mesi. Non si tratta dunque di un intervento episodico o limitato a singole attività, ma di un percorso strutturato, pensato per lasciare tracce sul territorio e produrre effetti riconoscibili nel rapporto tra giovani, comunità e istituzioni.
Un progetto costruito sul territorio per dare voce ai ragazzi
Nel presentare “Voci in Rete”, la consigliera provinciale delegata Francesca Pasquino ha sottolineato come il progetto nasca per rafforzare il benessere psicologico dei giovani e promuoverne il protagonismo attivo attraverso percorsi partecipativi, educativi e creativi diffusi sul territorio. Il punto centrale sta proprio qui: non considerare i ragazzi come destinatari passivi di servizi o campagne, ma come soggetti in grado di raccontarsi, prendere parola, incidere nei contesti in cui vivono.
Questa impostazione emerge anche dalle parole di Lorena Pesaresi, responsabile del progetto, che ha descritto “Voci in Rete” come un’esperienza nata dal basso e costruita in modo trasversale, lontana da modelli calati dall’alto. È una distinzione importante, perché nel campo delle politiche giovanili la differenza tra un progetto formale e un’iniziativa realmente radicata passa spesso dalla capacità di ascoltare i bisogni reali, intercettare le fragilità e coinvolgere attivamente le persone a cui le azioni si rivolgono.
Laboratori creativi, ascolto tra pari e iniziative contro il disagio
Il progetto si sviluppa attraverso quattro macro-azioni integrate. La prima è rappresentata dai laboratori creativi “TRAME”, percorsi basati su videomaking, podcast e sonorizzazione, pensati per favorire l’espressione di sé, la narrazione delle emozioni e la produzione di contenuti audiovisivi. La scelta di utilizzare linguaggi contemporanei e vicini alla sensibilità giovanile mostra una precisa attenzione alla qualità degli strumenti, oltre che ai contenuti.
Accanto a questa dimensione espressiva trovano spazio le attività dedicate alla prevenzione e alla prosocialità, con sportelli di ascolto peer-to-peer, iniziative sportive inclusive come “Game On!” e percorsi educativi orientati alla gestione dei conflitti e delle relazioni. Il progetto affronta quindi il benessere non come una nozione astratta, ma come un equilibrio che si costruisce dentro i rapporti, nella possibilità di essere ascoltati, nel riconoscimento delle emozioni e nella qualità della convivenza.
Una terza direttrice riguarda la produzione culturale e la partecipazione attiva, mentre la quarta si concentra sulla comunicazione e sulla sensibilizzazione del territorio. In questo quadro si inserisce la campagna “Nessun rumore in silenzio”, che prevede eventi pubblici, diffusione dei contenuti prodotti e azioni mirate a promuovere una cultura dell’ascolto e a ridurre lo stigma che ancora accompagna i temi legati alla salute mentale.
Una rete ampia tra terzo settore, scuole e istituzioni
Uno degli aspetti più solidi di “Voci in Rete” è la rete che lo sostiene. Tra i partner figurano Metanoia APS, Anonima APS, Il Ponte d’Incontro 3.0 APS, L’Uovo di Colombo APS e Trust Us APS. Collaborano inoltre diversi istituti scolastici del territorio, tra cui il Casimiri di Gualdo Tadino, il Di Betto di Perugia, il Marconi di Foligno, il De Carolis di Spoleto e il Giordano Bruno di Perugia, insieme a soggetti come USL Umbria 1, il Comune di Spoleto, cooperative sociali e associazioni attive in ambito educativo e civile.
Il presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti ha insistito sulla necessità di ottenere risultati concreti e percepibili dalla comunità, ribadendo che la Provincia deve tornare a essere un ente di riferimento anche attraverso iniziative come questa. È un passaggio che definisce bene il senso politico del progetto: non limitarsi a finanziare attività, ma costruire un presidio territoriale capace di tenere insieme istituzioni, scuola, terzo settore e giovani attorno a una questione che riguarda la qualità stessa della vita collettiva.
In collegamento da remoto, anche il responsabile Area Progetti di UPI Andrea Pacella ha riconosciuto il valore della proposta perugina, indicandola come un modello per la capacità di cogliere con precisione le opportunità offerte a livello nazionale. Un riconoscimento che rafforza la dimensione pubblica del progetto e ne conferma il profilo come esperienza destinata a lasciare un segno nel dibattito sulle politiche giovanili.
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