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San Venanzo ricorda Giuseppe Di Matteo con i “100 Passi di Legalità”

01/04/2026

San Venanzo ricorda Giuseppe Di Matteo con i “100 Passi di Legalità”

Una camminata simbolica, un momento di raccoglimento condiviso, una presa di posizione pubblica affidata soprattutto alla presenza dei più giovani. San Venanzo ha ricordato Giuseppe Di Matteo, il ragazzo sequestrato e ucciso dalla mafia nel gennaio 1996, con l’iniziativa intitolata “100 Passi di Legalità”, promossa dal Comune insieme al presidio Libera San Venanzo-Marsciano, all’Istituto Comprensivo e al Consiglio Comunale dei Ragazzi.

L’appuntamento ha riportato al centro una delle ferite più profonde lasciate dalla violenza mafiosa nel nostro Paese, affidando alla memoria un significato pienamente civile. La giornata si è sviluppata lungo le vie del capoluogo comunale, dove cittadini, studenti, associazioni e rappresentanti delle istituzioni hanno preso parte a una marcia pensata per trasformare il ricordo in un gesto pubblico, visibile, condiviso.

Una comunità in cammino nel nome della legalità

Il corteo è partito da Piazzale Giuseppe Di Matteo, luogo dal forte valore simbolico, scelto come punto di ritrovo per l’avvio della manifestazione. Qui si è svolto il primo momento di riflessione collettiva, dedicato ai temi della legalità, della giustizia e della memoria attiva. Dopo i saluti istituzionali, la camminata ha attraversato il centro del paese, accompagnando un messaggio chiaro: tenere viva la memoria delle vittime innocenti delle mafie significa riaffermare ogni giorno un’idea di comunità fondata sul rispetto delle regole, sulla responsabilità condivisa e sul rifiuto di ogni forma di sopraffazione.

La partecipazione ampia registrata nel corso della mattinata ha dato forza a un’iniziativa che, anche attraverso la sua dimensione essenziale, ha saputo coinvolgere generazioni diverse. La presenza degli studenti ha assunto un rilievo particolare, perché proprio nel dialogo con i ragazzi si misura la capacità di un territorio di trasmettere valori e coscienza civile senza ridurre la memoria a una ricorrenza formale.

Il tema 2026 e il valore della memoria attiva

A guidare l’edizione 2026 è stato il tema “Fame di verità e giustizia”, scelto come filo conduttore degli interventi e delle testimonianze. Un’espressione che richiama un bisogno profondo, ancora attuale, di chiarezza, responsabilità e partecipazione, dentro un percorso che non riguarda soltanto il contrasto alle mafie, ma anche la qualità della vita democratica e la tenuta dei legami sociali.

Gli organizzatori hanno richiamato una frase che ha accompagnato l’intera iniziativa: “La memoria non è un esercizio del passato, ma una responsabilità per il presente”. È in questo passaggio che si concentra il senso più autentico della giornata. Ricordare Giuseppe Di Matteo, assassinato quando non aveva ancora compiuto quindici anni, significa chiamare in causa il presente, interrogare le coscienze, chiedere a istituzioni, scuola e società civile di non arretrare sul terreno dell’educazione alla legalità.

Alla manifestazione hanno preso parte, tra gli altri, Sara Bistocchi, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Fabrizio Ricci, presidente della Commissione regionale Antimafia, e Walter Cardinali, presidente di Libera Umbria. La loro presenza ha dato ulteriore rilievo a un’iniziativa che, pur radicata nella dimensione locale, parla a un orizzonte più ampio e richiama una responsabilità collettiva che va ben oltre i confini del singolo Comune.

Il ringraziamento del Comune e il ruolo delle nuove generazioni

Il Comune di San Venanzo ha espresso soddisfazione per l’adesione registrata e ha ringraziato tutte le realtà che hanno contribuito alla riuscita dell’evento. Un passaggio che restituisce il senso di una giornata costruita attraverso una collaborazione concreta tra istituzioni, scuola, associazionismo e cittadinanza.

Il valore più evidente dell’iniziativa sta proprio in questa convergenza. Quando il ricordo delle vittime di mafia riesce a diventare esperienza pubblica, confronto educativo e presenza diffusa sul territorio, la memoria smette di essere un fatto soltanto commemorativo e torna a essere uno strumento di formazione civile. A San Venanzo questo messaggio è emerso con chiarezza, dentro una mattinata partecipata che ha saputo tenere insieme emozione, consapevolezza e impegno.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to