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Sanità umbra, Giambartolomei attacca la proroga alle strutture private: “Si naviga a vista”

29/03/2026

Sanità umbra, Giambartolomei attacca la proroga alle strutture private: “Si naviga a vista”

La proroga fino al 30 giugno 2026 delle convenzioni con le strutture private accreditate riaccende il confronto politico sulla sanità umbra e, in particolare, sulla capacità della Regione di definire una programmazione chiara nei rapporti tra sistema pubblico e privato convenzionato. A sollevare la questione è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Matteo Giambartolomei, che legge la decisione come il segnale di una gestione priva di una visione complessiva e fondata, ancora una volta, su soluzioni temporanee.

Nel mirino del consigliere finisce la comunicazione inviata dalle Usl Umbria 1 e Umbria 2 alle strutture private accreditate, con cui viene disposta la prosecuzione dell’erogazione delle prestazioni di ricovero e di specialistica ambulatoriale fino al 30 giugno, mantenendo le condizioni in vigore e applicando un tetto di spesa mensile pari a un dodicesimo del budget 2025, in attesa del rinnovo delle convenzioni. Una scelta che, secondo l’esponente dell’opposizione, non risolve il nodo politico e organizzativo di fondo, ma rinvia ancora una volta una decisione che avrebbe richiesto un atto formale della Giunta regionale.

Il nodo delle convenzioni e il rischio di una gestione senza strategia

Il punto politico sollevato da Giambartolomei riguarda il metodo con cui si sta affrontando un passaggio considerato cruciale per l’equilibrio del sistema sanitario regionale. Il 31 marzo, infatti, scade il termine per il rinnovo delle convenzioni tra Regione e strutture private accreditate, un appuntamento che incide direttamente sull’organizzazione dell’offerta sanitaria e sulla possibilità di assicurare continuità alle prestazioni. Il fatto che si proceda con una proroga, senza un quadro complessivo definito dalla Giunta, viene interpretato come l’ennesima conferma di una gestione che si affida a rinvii successivi invece di chiarire il modello di integrazione tra pubblico e privato.

Secondo il consigliere regionale, questa impostazione produce effetti concreti sul funzionamento del sistema. In assenza di convenzioni definite, non viene meno soltanto la possibilità di costruire un piano razionale per affrontare le liste d’attesa, ma si rischia anche di bloccare eventuali nuovi convenzionamenti, che potrebbero invece contribuire ad ampliare l’offerta e a ridurre i ritardi che pesano sui cittadini. Il tema, quindi, non si esaurisce in un confronto tecnico tra enti e strutture, ma tocca direttamente la capacità della sanità umbra di dare risposte tempestive e organizzate alla domanda di cura.

Il ruolo del privato accreditato nel sistema sanitario regionale

Nel suo intervento, Giambartolomei riconosce alla sanità privata accreditata un ruolo significativo nel sostenere il sistema sanitario umbro. Le strutture convenzionate, osserva, hanno rappresentato negli anni un supporto rilevante, contribuendo a garantire prestazioni e a contenere i tempi di attesa in diversi ambiti dell’assistenza. Proprio per questo, sostiene il consigliere, lasciare il settore in una condizione di incertezza programmatoria rischia di aggravare una situazione già delicata.

La critica non è rivolta dunque alla presenza del privato accreditato in sé, ma all’assenza di una cornice politica e amministrativa chiara in cui collocarlo. Da qui la richiesta di trasparenza e di un indirizzo definito da parte della Regione Umbria. Per l’esponente di Fratelli d’Italia, non è accettabile che una materia così rilevante venga di fatto gestita attraverso comunicazioni interne delle aziende sanitarie, senza che emerga in modo esplicito una scelta regionale sul rapporto tra fabbisogni di assistenza, ruolo delle strutture convenzionate e obiettivi di sistema.

Una questione che pesa su liste d’attesa e servizi ai cittadini

Il tema sollevato da Giambartolomei si inserisce in una delle questioni più sensibili per la sanità regionale: quella della capacità di governare la domanda di prestazioni senza lasciare cittadini e operatori in una condizione di incertezza. Le proroghe possono garantire continuità nell’immediato, ma non sostituiscono una programmazione di medio periodo, necessaria per definire priorità, risorse e modalità di integrazione tra i diversi soggetti del sistema sanitario.

Il rischio, nella lettura del consigliere, è che l’assenza di convenzioni rinnovate nei tempi previsti finisca per ripercuotersi proprio sui servizi, rallentando la possibilità di intervenire in modo strutturato sulle criticità più evidenti, a partire dalle attese per visite, esami e ricoveri. In questo senso, la polemica politica mette in evidenza un punto che va oltre il confronto tra maggioranza e opposizione: la necessità di dotare la sanità umbra di una linea riconoscibile, capace di evitare soluzioni emergenziali e di dare certezza agli operatori e agli utenti.

La proroga fino al 30 giugno tiene quindi aperto il sistema, ma lascia irrisolta la questione più ampia sollevata dall’opposizione: quale assetto intenda davvero costruire la Regione nel rapporto con il privato accreditato e con quale strategia pensi di affrontare il nodo delle liste d’attesa e della continuità delle prestazioni. È su questo terreno che, nelle prossime settimane, si misurerà la tenuta politica e amministrativa della programmazione sanitaria umbra.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.