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Umbria-Tunisia, interscambio da 93 milioni e margini per 686 milioni

06/05/2026

Umbria-Tunisia, interscambio da 93 milioni e margini per 686 milioni

L’interscambio commerciale tra Umbria e Tunisia vale oggi 93,1 milioni di euro l’anno, ma le potenzialità realistiche di crescita nei comparti più vicini alla struttura produttiva regionale arrivano a 686 milioni. È il dato principale emerso dalla Country Presentation Tunisia, ospitata a Perugia nella sede della Camera di Commercio dell’Umbria, davanti a imprese, istituzioni e soggetti impegnati nei processi di internazionalizzazione.

Un rapporto ancora sbilanciato ma in crescita

Il legame commerciale tra Umbria e Tunisia esiste già, ma resta fortemente asimmetrico. Nel 2025 la regione ha importato dalla Tunisia merci per 70,6 milioni di euro, mentre l’export umbro verso il mercato tunisino si è fermato a 22,5 milioni. La bilancia commerciale resta quindi negativa, con acquisti circa tre volte superiori alle vendite.

Dentro questo squilibrio, però, emerge un segnale di crescita. Le esportazioni umbre verso la Tunisia sono passate dai 13,5 milioni del 2020 ai 22,5 milioni del 2025, mostrando uno spazio ancora ampio per rafforzare la presenza delle imprese regionali. Il manifatturiero domina quasi integralmente gli scambi, superando ogni anno il 99% del totale, a conferma di una relazione costruita su filiere industriali e non su flussi occasionali.

Olio, tessile e macchinari al centro degli scambi

Sul fronte dell’import, l’Umbria acquista dalla Tunisia soprattutto prodotti alimentari, tessile, abbigliamento, calzature, elettronica e componenti ottici. La crescita più evidente riguarda gli alimentari, in particolare oli e grassi vegetali, passati da circa 15 milioni di euro nel 2020 a 39 milioni nel 2024. Un aumento che riflette la forza dell’olio tunisino e il peso dei rincari internazionali nel comparto dell’olio d’oliva.

Il tessile-abbigliamento resta una voce storica, stabile intorno ai 15-19 milioni di euro l’anno, mentre calzature e articoli in pelle mantengono una posizione significativa. Più irregolare l’andamento dell’elettronica, che dopo il picco del 2020 e la flessione del 2021 è risalita fino a 20,9 milioni nei dati parziali del 2025.

L’export umbro punta su industria e beni intermedi

Le vendite umbre verso la Tunisia raccontano una dinamica diversa: meno prodotto finito, più apparato produttivo. La meccanica pesa circa un terzo dell’export regionale verso Tunisi, i metalli oltre un quarto, il tessile il 17%. In questa prospettiva, la Tunisia può diventare per l’Umbria non soltanto un mercato di sbocco, ma una piattaforma produttiva di prossimità per macchine, componenti, semilavorati, tecnologie e servizi.

Il tessile rappresenta il caso più significativo. L’Umbria importa dalla Tunisia molto più di quanto esporti, con un deficit settoriale che nel 2025 raggiunge gli 11,8 milioni. Le esportazioni umbre, però, risultano concentrate su filati, tessuti grezzi, semilavorati e macchinari per la confezione. È lo schema della lavorazione per conto terzi, già diffuso nei rapporti tra Italia e Tunisia nella moda: l’Umbria invia input produttivi, la Tunisia li lavora, una parte rientra come prodotto trasformato. Il punto strategico diventa quindi salire nella catena del valore.

Metalli, tessile e meccanica: potenzialità da 686 milioni

Le slide presentate a Perugia indicano un potenziale di crescita pari a 686 milioni di euro nei comparti più coerenti con il sistema produttivo umbro: 356 milioni nei metalli, 206 milioni nel tessile e 124 milioni nella meccanica. Perugia, che concentra il 73% dell’export regionale con 4,26 miliardi, può puntare sulle specializzazioni in meccanica strumentale, tessile-abbigliamento e agroalimentare.

Terni, con il 27% dell’export umbro e 1,54 miliardi, ha invece un profilo più orientato a metallurgia, siderurgia e prodotti in metallo. Dall’altra parte, la Tunisia esprime domanda in agroindustria, resilienza idrica, infrastrutture, miniere, energia e filiere offshore. L’incontro tra questi fabbisogni e le competenze umbre può aprire spazi per Foligno, Alta Valle del Tevere, distretti tessili, metalmeccanica ternana e servizi tecnici.

ELMED, SIMEST e SACE: strumenti per trasformare il ponte in filiera

Nel quadro delle opportunità rientra anche ELMED, il collegamento elettrico tra Italia e Tunisia, con un investimento di circa un miliardo di euro, 600 megawatt di capacità in corrente continua e oltre 200 chilometri di tracciato. Per le imprese umbre le possibilità riguardano subfornitura, componentistica per reti elettriche, sistemi di monitoraggio, ingegneria civile, consulenza tecnica e ambientale. La finestra operativa indicata guarda al 2027-2028.

La crescita passa anche dagli strumenti finanziari e dalla copertura del rischio. Il Fondo 394 di SIMEST, nella misura Focus Africa, consente operazioni fino a 2,5 milioni di euro, con quote a fondo perduto in presenza di specifiche premialità. Il bando regionale TRAVEL 2025-2026 può sostenere fiere, Temporary Export Manager, incoming di buyer e progetti di internazionalizzazione, mentre la garanzia SACE può coprire fino al 100% del rischio di mancato pagamento sulle dilazioni concesse ai clienti tunisini, per cause politiche o commerciali.

Il confronto istituzionale alla Camera di Commercio dell’Umbria

All’incontro sono intervenuti Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, e Federico Sisti, segretario generale, che ha presentato il quadro economico. Presenti anche la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il moderatore Alessandro Varricchio, Mohamed Hedi Chihaoui, incaricato d’affari dell’Ambasciata di Tunisia, Mourad Fradi, presidente della Camera Tuniso-Italiana, Anis Basti per CEPEX e Wissem El Heni per FIPA.

La direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Perugia, Mariangela Montagna, ha richiamato anche la dimensione giuridica, culturale e formativa del rapporto tra Umbria e Tunisia. Il messaggio emerso dalla Country Presentation è operativo: la regione dispone di 69.753 imprese attive, un export da 5,81 miliardi e una quota extra-Unione europea pari al 42%. Per trasformare l’interscambio attuale in una relazione industriale più ambiziosa serviranno strategia, finanza agevolata, copertura del rischio e presenza nei grandi progetti.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to