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Assisi, la marcia dei giovani ridisegna il linguaggio della pace

20/04/2026

Assisi, la marcia dei giovani ridisegna il linguaggio della pace

Le strade di Assisi si sono riempite di voci giovani, cartelli colorati e passi cadenzati da un’energia che raramente si incontra nei cortei tradizionali. Non c’era rabbia, né ritualità vuota: la Marcia della pace andata in scena il 18 aprile ha restituito l’immagine di una partecipazione consapevole, capace di trasformare un evento simbolico in un esercizio concreto di cittadinanza. Circa 1.500 studenti e insegnanti, provenienti da 14 regioni italiane, hanno attraversato la città con uno sguardo rivolto oltre i confini nazionali, portando con sé il peso delle guerre contemporanee e la volontà di reagire.

Una mobilitazione che parla il linguaggio delle nuove generazioni

Chi ha osservato il corteo lungo il tragitto da Santa Maria degli Angeli a piazza San Francesco ha colto un elemento distintivo: la capacità dei più giovani di appropriarsi di temi complessi senza filtri retorici. Gli slogan – “La Pace comincia da noi”, “Apriamo al dialogo”, “Se non c’è Pace non c’è futuro” – non suonavano come formule ripetute, ma come dichiarazioni personali, quasi intime, esposte nello spazio pubblico.

In questo contesto, il ruolo delle scuole appare centrale. Il Meeting nazionale “Sui passi di Francesco”, intitolato “IO CAMBIO”, ha offerto una cornice educativa che supera la dimensione dell’evento. I ragazzi, dai più piccoli fino agli adolescenti, hanno partecipato a laboratori, incontri e momenti di confronto che hanno trasformato la marcia in una tappa di un percorso più ampio. Un percorso che si radica nella quotidianità: nelle aule, nelle relazioni familiari, nelle attività sportive.

Il richiamo al messaggio francescano, qui ad Assisi, non è un dettaglio scenografico. È un riferimento culturale e spirituale che continua a esercitare una forza attrattiva, soprattutto quando viene reinterpretato in chiave contemporanea, lontano da ogni forma di idealizzazione.

Il valore politico dell’ascolto e della responsabilità

Tra gli interventi istituzionali, quello del presidente della Provincia di Perugia, Massimiliano Presciutti, ha evidenziato un passaggio significativo: la necessità di riconoscere ai giovani uno spazio reale di espressione. Non si tratta di un gesto formale, ma di una scelta che incide sul modo in cui le istituzioni si relazionano con le nuove generazioni.

Le sue parole hanno trovato terreno fertile in un contesto già predisposto all’ascolto reciproco. Il messaggio che emerge non riguarda soltanto la pace come valore astratto, ma la responsabilità individuale nel costruirla giorno dopo giorno. I partecipanti non si sono limitati a chiedere attenzione: hanno mostrato di essere pronti a esercitare un ruolo attivo, dentro e fuori i luoghi tradizionali della formazione.

Assisi, ancora una volta, si conferma come un laboratorio civile, capace di accogliere e rilanciare istanze che nascono dal basso. Il corteo non si esaurisce nel ricordo di una mattinata partecipata, ma lascia intravedere una traiettoria: quella di una generazione che non accetta più di restare spettatrice e che prova, con strumenti nuovi, a incidere sul presente.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.